Il tributo francofilo
| Pubblicato su: | Il Regno, anno I, fasc. 27, p. 3 | ||
| Data: | 29 maggio 1904 |

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Noi avevamo finora un buon numero d'ingegnosi mezzi per mandare del denaro ai nostri buoni vicini, fratelli ed amici di Francia.
Noi applaudiamo a perdifiato le più sconcie pochades e le più insulse commedie e tragicommedie che ci vengono da Parigi, noi leggiamo e compriamo i più stupidi e sudici romanzi editi dal Calmann-Levy o dal Plon, noi facciamo venire i ninnoli dei nostri salotti e gli abiti delle nostre donne dal cervello del mondo, noi ci abboniamo alla Revue de Deux Mondes o alla Revue, piuttosto che alla Nuova Antologia o all'Emporium, mandiamo insomma, continuamente denari italiani agli autori, ai romanzieri, ai sarti, ai rivistai d'oltre Alpe.
Ora abbiamo trovato un nuovo mezzo; quello dei concorsi. Alludo, come si capisce, all'esito dell'ultimo concorso musicale Sonzogno. Io non ho nessuna prevenzione contro il maestro Dupont e son contento che la giustizia trionfi se davvero la Cabrera è la migliore delle opere presentate. Ma insomma, come italiano, rifletto malinconicamente a questa nuova forma di migrazione del denaro italiano verso la ricca Francia. Mi sembra, quasi, che noi ci sentiamo come vassalli dinnanzi a questo popolo gallico, pur così decaduto anche intellettualmente, e che noi siamo lieti d'ingraziarcelo ancora, con tributi di lodi, tributi di entusiasmo, ed — ahimè! — tributi di denari.
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